Dicono di me

"I disegni di Anat sono senza limiti; il processo di avvicinamento ad un suo disegno é confrontabile, per la meraviglia che progressivamente disvela, al lento indietreggiare di fronte ad un quadro impressionista di De Nittis: come in questo appaiono progressivamente in tutta la loro bellezza una miriade di particolari prima solo accennati, così nei quadri di Anat, man mano che ci si avvicina fino a pochi centimetri - i disegni sono quasi sempre di piccolo formato - vediamo esplodere un universo ipergrafico di grande intensa emozione; quelle che sembravano gambe sono in realtà lunghi colli di cigno e gli occhi sono invece degli interi visi, e cuori pulsanti rappresentati da delicate forme viventi, un mondo incredibile di sostituzioni antropomorfe e zoomorfe che, pur nella inimmaginabile ricchezza di rimandi e allitterazioni grafiche, esprime ogni volta solo una frazione della allegorica rappresentazione del mondo che vive nel cuore e nella mente di Anat. I màndala, in particolare, annunciano una commovente religiosità laica distesa trasversalmente sul creato, sono il visibile viaggio interiore alla ricerca del perché del tutto, ma espresso con la semplicità e l'immediatezza del bambino, senza filtri e sovrastrutture ideologiche. Ogni disegno é concepito come la pagina di un romanzo: c'é un'idea, accennata, che si sviluppa contornando l'azione, delineando i personaggi, descrivendo i luoghi, e poi si accede ai particolari dell'azione, ai profili psicologici, ai flash-back illuminanti, ai retroscena non previsti, alle gioie inattese e ai dolori del passato, a quel che é e non é quel che sembrava, in un infinito gioco di essere e non essere, di simiglianze e disvelamenti, che alla fine espungono il male del mondo, pur a volte rappresentato, lasciando un'intatta, solida e credente gioia di vivere." - Riccardo Filograsso -