Congressi medici

Da medico, cerco di dare forma e significato alle ferite e alle sofferenze delle donne e degli uomini: come essere umano empatizzando con loro, e come medico prendendomene cura. Inoltre, li osservo con lo sguardo clinico di chi nutre interesse, con vero piacere, nella descrizione dell’anatomia umana e nello studio del suo meccanismo. Le persone malate che disegno affrontano la loro malattia in modi differenti. Alcuni la accompagnano, altri si lasciano accompagnare da essa, altri la combattono, ed altri ancora incolpano le persone che li circondano della loro sfortuna.

Faccio parte di una comunità di medici che si incontra in congressi e conferenze, sia formali che informali, che usa un proprio linguaggio e pubblica riviste. A questi congressi, io partecipo nella doppia veste di medico che si informa sulle ultime scoperte scientifiche e di osservatrice. Mentre guardo i miei colleghi interagire tra loro, io disegno. Perché oltre ad esserne membro, sono anche osservatrice di questo mondo. Apprezzo i miei colleghi, alcuni sono amici di vecchia data e altri appena conosciuti, - come ad esempio il giovane neurologo nella clinica neonatale -, i quali sono devoti al loro lavoro e che si prendono profondamente cura dei loro pazienti. Ma sono anche preoccupata. I medici scambiano troppe informazioni sul web, spesso non conoscono i colleghi con i quali si consultano, e a volte nemmeno i loro pazienti. Temo che presto potremmo dimenticare di saper leggere il linguaggio del corpo legato alla malattia e i segnali profondamente personali che i pazienti ci mandano. Dobbiamo nutrire la nostra vita sociale e affermare il nostro legame con il resto del mondo vivente. Per me, la connessione tra scienza, medicina e arte è un’affermazione di tale speranza.

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